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FORCE

Iniziamo con un po’ di storia:

Force da Ascoli, sua provincia, dista circa 30Km. È diffusa opinione che Force abbia avuto origine nel V secolo d.C., come fortificazione, fondata dalle popolazioni vicine per sfuggire alle invasioni barbariche dei Goti e dei Longobardi, poi S. Gregorio Magno (Papa dal 590 al 604 d.C.) la tenne per città, a quel tempo contava 9.000 abitanti.

Dalla metà del secolo XIII Force iniziò a rivendicare la propria autonomia come libero Comune e cominciò a governarsi con magistrature proprie e con proprio statuto. L’autonomia Comunale venne riconosciuta da molti Pontefici, tra i quali Innocenzo IV e Nicolò IV, quest’ultimo nel 1288 con bolla papale permise la ricostruzione della Terra di Force distrutta nel corso di una rivolta da parte degli Ascolani nei confronti del Pontefice.

Nel 1272 Force rinnovò i patti di amicizia con Ascoli, con l’obbligo da parte dei forcesi di presentare un palio in occasione della festa di S. Emidio (Santo Patrono di Ascoli Piceno).Il Cardinale Albornoz la comprese tra le piccole città della Marca Anconitana.

LUOGHI ED EVENTI DA VISITARE

MUSEI SISTINI – Allestito presso lo storico Palazzo Canestrari, il Museo di Arte Sacra di Force ospita dal 2007 pregevoli manufatti artistici provenienti dalle chiese del luogo.

Tra le opere più importanti si segnalano il Crocifisso ligneo tunicato del secolo XII, proveniente dalla demolita chiesa di San Taddeo e già depositato presso la chiesa di San Paolo apostolo; le tele con le Storie dell’infanzia di Cristo dovute a Simone de Magistris (secolo XVI), la statua della Madonna con Bambino realizzata in stucco duro policromo probabilmente nella bottega dello stesso artista: opera, quest’ultima, recentemente rinvenuta e oggetto di un lungo e delicato restauro che, sotto le ridipinture, ha consentito di ritrovare la cromia originale.

Si ammirano anche i disegni originali per la chiesa di San Francesco a Force, dovuti dell’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, autore dell’altare della Patria a Roma, accanto a numerosi argenti settecenteschi provenienti dalla chiesa parrocchiale, esposti insieme a paramenti sacri e croci del secolo XVI.

Allestito presso lo storico Palazzo Canestrari, il Museo di Arte Sacra di Force ospita dal 2007 pregevoli manufatti artistici provenienti dalle chiese del luogo.

Tra le opere più importanti si segnalano il Crocifisso ligneo tunicato del secolo XII, proveniente dalla demolita chiesa di San Taddeo e già depositato presso la chiesa di San Paolo apostolo; le tele con le Storie dell’infanzia di Cristo dovute a Simone de Magistris (secolo XVI), la statua della Madonna con Bambino realizzata in stucco duro policromo probabilmente nella bottega dello stesso artista: opera, quest’ultima, recentemente rinvenuta e oggetto di un lungo e delicato restauro che, sotto le ridipinture, ha consentito di ritrovare la cromia originale. 

Si ammirano anche i disegni originali per la chiesa di San Francesco a Force, dovuti dell’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, autore dell’altare della Patria a Roma, accanto a numerosi argenti settecenteschi provenienti dalla chiesa parrocchiale, esposti insieme a paramenti sacri e croci del secolo XVI. L’aspetto forse più interessante della mostra è il venire alla luce per la prima volta di un De Magistris scultore: in mostra, infatti, dopo un complesso intervento di restauro, la prima scultura a lui attribuita raffigurante la ‘Madonna con il Bambino’, scoperta nella chiesa di San Francesco a Force, nell’Ascolano.Il percorso espositivo sarà allestito negli spazi architettonici del piano nobile del palazzo dei Cardinali Pallotta, appena tornato agli antichi splendori ed apprezzato dal grande pubblico in occasione dello scorso evento espositivo. Altri luoghi di interesse possono essere lo storico Palazzo Canestrari è sede del Museo di Arte Sacra di Force, dove sono custoditi pregevoli manufatti artistici provenienti dalle chiese del luogo, in particolare opere di De Magistris.

La Chiesa di San Paolo Apostolo custodisce un crocifisso considerato miracoloso, ad esso è dedicata in agosto la festa del Crocifisso, alla quale si è aggiunta nel tempo la sagra delle “Penne al tartufo e dei funghi porcini”. A luglio si tiene la sagra della cacciannanze, una pizza rustica servita in bianco o condita. Per rivivere i tempi che furono il centro si anima in agosto, per tre giorni, con “Antichi Sapori per le vie del Borgo”.

Nel corso della manifestazione, oltre a riscoprire i profumi e gli aromi del passato, si tornerà a rivivere l’arte dei ramai con la riapertura delle antiche botteghe artigiane e la lavorazione del rame. Nel periodo natalizio, nelle grotte sottostanti la chiesa monumentale di S. Francesco, viene allestito un presepe di considerevoli dimensioni e di notevole livello artistico. 

VIDEOINTERVISTE

Il museo dei ramai – Force (AP) – Intervista a Cristian Alesi:

I cambiamenti di Force (AP) dopo il terremoto – Intervista a Cristian Alesi:

Le sette F di Force (AP)- perché visitarla- Intervista a Cristian Alesi:

I tre motivi per visitare Force (AP)- Intervista a Cristian Alesi:

Perché continuare a vivere a Force (AP) – Intervista a Cristian Alesi:

CURIOSITA’

LA MORRA

La Morra (murra in Sardegna, more o mora in Friuli, mórre in Molise, mora in Trentino e nel veronese, mourra in Valle d’Aosta e in Provenza, morra in milanese, mura in bergamasco, murra in Calabria) è un gioco antichissimo, come riportano numerose note storiche.

Il gioco della morra a Roma in un dipinto dell’inizio ‘800 eseguito da Bartolomeo Pinelli
Le prime notizie che si hanno del gioco della morra risalgono all’antico Egitto: in una tomba di un alto dignitario di corte della XXV dinastia, si vede chiaramente il defunto intento a stendere il braccio con un numero, contrapposto ad un altro giocatore.
Proseguendo nei secoli, in una pittura vascolare greca, appare chiaro il gioco tra Elena e Paride, con le mani protese nell’atto del gioco della morra. Tuttavia, è nell’epoca latina che si hanno le più chiare manifestazioni anche scritte: Cicerone, in un suo scritto, ci dice che “dignus est quicum in tenebris mices”, ossia “è persona degna quella con cui puoi giocare alla morra al buio”. In latino la morra era indicata come “micatio”, dal verbo “micare”, che per esteso era “micare digites”, ossia protendere le dita nel gioco.
In epoche successive sono diverse le testimonianze, anche figurative, del gioco della morra: numerosi pittori hanno raffigurato giocatori di morra durante le fasi del gioco. La morra era anche uno dei pochi svaghi che i soldati italiani avevano durante le notti fredde nelle trincee durante la Grande Guerra.

Le regole: Il gioco consiste nell’indovinare la somma dei numeri che vengono mostrati con le dita dai giocatori. Simultaneamente i due giocatori tendono il braccio mostrando il pugno oppure stendendo un numero di dita a scelta, mentre gridano (quasi a voler intimorire l’avversario) un numero da due a dieci (il “pugno” equivale allo zero e il dieci è anche chiamato proprio “morra”) generalmente in lingua locale, a volte storpiati con espressioni molto colorite che variano di paese in paese; spesso il nome del numero è modificato per renderlo monosillabico. Il giocatore che indovina la somma conquista il punto e, nel caso di gioco a squadre, mantiene la mano e dovrà combattere con l’altro giocatore della squadra concorrente e così via. Se entrambi i giocatori indovinano la somma il gioco continua e nessuno guadagna il punto. Il gioco finisce quando si raggiunge il punteggio deciso a priori.
Si può giocare uno contro uno (la forma base del gioco) oppure due contro due, ovvero quattro giocatori divisi a squadre dove le squadre sono poste specularmente. La competizione a squadre è quella più diffusa ed anche quella in cui il fattore fortuna viene messo da parte per far posto ad abilità e strategie.
Il gioco, seppur diffuso in tutto il territorio nazionale, presenta delle varianti proprie di ogni regione e spesso ci sono interpretazioni diverse da provincia a provincia. C’è chi gioca da seduto, chi in piedi, chi utilizza un tavolo, chi ricorre al contatore, chi si ferma ad ogni punto conquistato e chi continua a giocare senza fermarsi mai.

RICETTE E PRODOTTI TIPICI

Bruschetta con tartufo nero pregiato, uovo di quaglia, pancetta
Zampetti di maiale, fagioli con le cotiche
U pappò (minestrone di verdure e legumi)
Fusilli al fumè, pennette ai funghi porcini e tartufo scorzone
Tartufo nero pregiato
Fagioli con le cotiche
Dolci e sangria;

Crescette
Polenta, arrosticini, fegatini, patate fritte, bruschetta, frittelletti, olive, dolci della nonna;
Zampetti di maiale;
“Osteria del vizio”: salumi, vino e spumante;
Formaggio fritto e spumante;
Pupi arrosto, patate celtiche, lonza e salvia, vino cotto e birra;
Tempera, maiuliscu, serpe cieche (alici e formaggioarotta)